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lunedì 16 ottobre 2017

Time deal - Leonardo Patrignani - DeA

TIME DEAL di LEONARDO PATRIGNANI
Edito DeA

A cura di GIULIA DE NUCCIO


Il tempo può esserci amico o nemico, scorre, vaga per l’etere e ci segue sempre ogni giorno. E’ come un fedele compagno, a volte amico a volte nemico, ci perseguita e ci guida allo stesso modo.
Il tempo scandisce la nostra esistenza e ci permette di capire che tutto passa e prosegue verso un punto stabilito.
Spesso mi ritrovo a pensare alla mia esistenza, a ciò che ho fatto e a ciò che farò, a quanto tempo mi rimane prima di raggiungere il mio obiettivo e se quel momento mi basterà...

A volte penso al “per sempre”, se dovessi vivere in eterno o avere un tempo realisticamente limitato. Se rimanessi per sempre come sono ora, giovane trentottenne di periferia, cosa farei? Come vedrei  ogni momento che scorre della mia vita? Sarei davvero disposta a scoprire come il mondo va avanti?

E’ una delle tematiche affrontate all'interno del libro di cui vorrei parlarvi in questo articolo, si chiama Time Deal di Leonardo Patrignani(edito da DeA).
Il racconto si svolge in un’atmosfera post apocalittica, il mondo che tutti conoscono è stato spazzato via da una guerra nucleare e i sopravvissuti si rifugiano in un’isola che si trova di fronte alla California, ovvero Aurora.
Aurora è un vero e proprio stato, un piccolo mondo dove la nuova generazione cresce all’insaputa del passato e conosce solo quell’unica realtà che i pochi che governano vogliono far apprendere.
La TD Pharma, azienda farmaceutica senza scrupoli, regna sull’isola e impone la somministrazione del Time Deal al compimento dei quindici anni. Questo è un farmaco composto da nanoparticelle che permette alle cellule del corpo umano di non invecchiare.
L’isola si divide in due grandi fazioni: chi è d’accordo con questo provvedimento e chi invece vuole che la vita scorra esattamente come la natura prevede. Tuttavia questo farmaco provocherà degli effetti collaterali che non passeranno inosservati all’occhio sempre vigile di questa grande azienda.

Tutto ciò però è solo uno degli argomenti che Leonardo affronta perché nelle sue parole ci sono tante informazioni nascoste tra le righe, come ogni bravo scrittore sa fa fare.
La TD Pharma è un colosso aziendale che non solo produce il Time Deal, ma detta le regole di Aurora e macina “affiliati” al suo progetto. Diventa una vera e propria dittatura quella della TD Pharma alla quale non tutti sono in grado di ribellarsi. Aurora è uno stato marcio, pieno di insidie, dove l’aria è volutamente rarefatta e la pioggia la fa da padrone; l’atmosfera è controllata da pochi, aiutati da una tecnologia perfetta che sembra assecondare la megalomania umana.
Leonardo Patrignani e Giulia (Parole in scatola)
Insomma Time Deal è un libro di fantasia, ma temo che non si discosti totalmente dalla realtà odierna di alcune situazioni sociali, dove tutto è pilotato da mani esperte nel sottomettere popoli e infondere credi prestabiliti. L’uomo desidera sempre qualcosa che non ha, vorrebbe vivere per sempre per compiere grandi opere o solo per un desiderio di onnipotenza, magari sperimentando ciò che più gli aggrada anche a discapito della vita altrui.
Leonardo ha scritto un libro coraggioso, maturo e con uno stile asciutto, senza giri di parole od inutili punti troppo descrittivi. E’ un racconto cadenzato con colpi di scena ben assestati ed un finale giusto, senza troppi buonismi e aggiungo che infonde anche un piccolo guizzo di curiosità nel lettore. Chissà se ci sarà mai un seguito di Time Deal o verrà trasformato in un film come succederà per la sua precedente fatica, “There”?
Ai posteri l’ardua sentenza...

Che dire ancora?

Un saluto “temposo” a tutti!

La vostra blogger,

Giulia


domenica 1 ottobre 2017

Perdonami se rido - Chiara Cerri - Nativi digitali edizioni

“Perdonami se rido” di Chiara Cerri
Nativi digitali edizioni
A cura di Giulia De Nuccio


Ero solo una ragazzina ma non ho dimenticato le estati passate a S.Saba, piccolo paese in provincia di Messina. I ricordi sono pervasi dall'immenso silenzio del mare, l’odore salmastro e l’alba intrisa di voci di pescatori, al rientro dopo una notte di lavoro e che si accingono a vendere il pesce al mercato oppure a qualche turista di passaggio.. Quando siamo in vacanza sogniamo di vivere per sempre in quel luogo caldo ed accogliente, dove si sente il rumore del mare e l’alba non ci fa paura, senza tenere conto che finita l’estate la vita cambia e tutto diventa diverso, forse solo nostalgico, tuttavia diverso.

Tempo fa sono riuscita a vedere il mare anche d’inverno, ho passato l’ultimo giorno dell’anno proprio in Sicilia, la temperatura mite e il rumore dell’ acqua mi hanno conquistata, ma anche fatto provare quella sensazione di nostalgia che sembra ormai accompagnarmi quando penso a tutti quei momenti...

E’ un po’ ciò che succede in uno degli ultimi libri che ho letto. “Perdonami se rido” di Chiara Cerri edito da “Nativi digitali edizioni” .

E’ ambientato a Viareggio, ma mi sembra di rivedere la mia S.Saba. Chiara descrive una città quasi vuota, dove l’estate è finita, ma il carnevale è ancora lontano. Sembra di stare in un piccolo paese dove tutti si conoscono e dove le vite di ognuno si intrecciano inevitabilmente.
In tutto il libro si respira la voglia di riscatto, i personaggi vivono nella speranza che la loro vita migliori e intanto Viareggio assomiglia sempre di più ad un luogo pieno di malinconia e solitudine.

Elena vuole diventare una ballerina, è tutto ciò che desidera dall'età di nove anni e che la fa respirare. Eleonora, madre di Elena, è una giovanile quarantenne ancora molto bella che il tempo però ha segnato; abbandonata dal marito entra successivamente in uno stato emotivo altalenante.

Rino è un triste vedovo, la cui moglie è morta prematuramente per un cancro. E’ solo, ma sembra quasi che il fato lo abbia punito per non essersi accorto prima di ciò che aveva, per non aver apprezzato l’amore incondizionato che riceveva dalla moglie e che il figlio avrebbe voluto tanto donargli, ma con scarsi risultati.

Jacopo, figlio di Rino, è scappato di casa da un padre assente e anaffettivo, vive in una baracca nella pineta e per una volta nella sua vita prova la gioia di essere guardato con gli occhi dell’amore: incontra Elena e se ne innamora subito.

Ivano è un ricco immobiliarista inviso dalla gente del posto solo per essere benestante e per aver portato avanti l’attività di famiglia in modo soddisfacente. Cucinare è la sua grande passione, decide di partecipare ad un talent culinario ottenendo una vittoria. Nulla però cambia, tutti continuano ad odiarlo ma lui vuole comunque cavalcare l’onda di notorietà.

Tutte queste vite hanno in comune la solitudine, il rimpianto di non avere vissuto davvero ciò che desideravano, tuttavia la loro Viareggio riserverà ad ognuno qualcosa di inaspettato. Alla fine non importa se si è ricchi, vecchi o giovani: non si sfugge al destino.
La scrittura di Chiara è poetica e mai banale, anche nelle descrizioni della città non spreca metafore opportunamente inserite. Parla di sentimenti senza descriverli, ma semplicemente facendoli vivere al lettore.  Sembra di essere spettatori della vita dei personaggi.
Leggendo “Perdonami se rido” mi sono commossa, indignata e appassionata.
Un finale a mio parere giusto dal punto di vista narrativo, ma al tempo stesso duro per quanto riguarda l’evoluzione della storia

Grazie Chiara per le tue parole e per aver dedicato tempo e cura alla scrittura!

Un saluto “malinconico” a tutti!

La vostra blogger,

Giulia
Parole in scatola

martedì 12 settembre 2017

Tutto il tempo che vuoi - Giunti - Francesco Gungui

Recensione: “Tutto il tempo che vuoi” di Francesco Gungui
Edito da Giunti
A cura di Giulia De Nuccio 
(Parole in scatola)


In un giorno in cui avevo bisogno di aria fresca e di passare del tempo con la mia persona speciale, mi sono ritrovata in libreria, insieme a lui, il mio grande compagno di vita che leggerà queste parole e sicuramente mi chiederà di toglierle o modificare qualche difetto grammaticale (è anche il mio editor). Lavorare con i propri compagni di vita è sempre una sfida, ma la nostra è molto interessante, proprio perché ci appartiene.

Dicevo... girovagando per la libreria, decidiamo di dedicarci alle novità proposte e concederci un piccolo regalo. Così una copertina rossa e bianca - che ahimè, purtroppo, ricorda un altro libro secondo me tanto famoso quanto poco edificante - attira comunque la mia attenzione. Leggo il titolo e riconosco che è una frase piena di significato per quanto mi riguarda... si chiama “Tutto il tempo che vuoi” di Francesco Gungui edito da Giunti.
Rifletto sul titolo e mi vengono in mente tutte le dediche che ho ricevuto dagli scrittori che ho incontrato: “Per Giulia, che si prenda cura del suo tempo” oppure “ “A Giulia, buon viaggio” ed altre simili. Il tempo ed il viaggio sono argomenti ricorrenti nella mia vita, soprattutto nei piccoli racconti che scrivo, storie di vita quotidiana un po’ infarcite e condite da aspetti romanzati.

Ho scelto questo libro perché attirata dal titolo e soprattutto incuriosita dalla trama: un protagonista normale alle prese con vicende di vita quotidiana anche se bizzarre.
Franz è un editor piuttosto bravo e lavora per una grande casa editrice, segue con passione i suoi clienti e cerca di dare un valore culturale al proprio lavoro. Insomma è l’integerrimo consulente che preferisce pubblicare un lavoro di qualità anche se non molto redditizio, ma che racconti qualcosa di interessante. Un giorno gli viene proposto di curare l’editing di un libro erotico, genere che lui ha sempre detestato. Nonostante si sforzi di aiutare l’autore, dando consigli e cercando di rendere il libro più leggibile, decide categoricamente di non proporlo al suo capo redattore e quindi di non farlo pubblicare. L’autore del libro in questione si rivolge quindi ad un altro editore e, in fase di pubblicazione, si scopre che incredibilmente il libro sta vendendo migliaia di copie! Franz viene perciò licenziato e nel frattempo si lascia pure con la fidanzata. A questo punto tutto il suo mondo crolla definitivamente. Tuttavia un involontario ed inaspettato “Piano B” cambierà nuovamente la vita di Franz...

E’ una vicenda piena di passione, sembra quasi un diario più che un romanzo, una storia colma di elucubrazioni mentali, di riflessioni che probabilmente potrebbero appartenere anche all'autore del libro, Francesco Gungui. Nonostante a volte quest’ultimo si dilunghi in modo piuttosto frequente nelle varie paturnie del personaggio, la narrazione non risulta appesantita.
Il messaggio che credo voglia lanciare lo scrittore, o per lo meno quello che io ho percepito, è che non importa quali piani facciamo poiché la vita non sarà mai come la immaginiamo e forse è molto più interessante così. Il personaggio di Franz matura all'interno del romanzo e si rende conto che in fondo ciò che lui si aspetta non necessariamente è ciò che lo fa star bene.

Francesco è un autore a me sconosciuto, nonostante non sia il suo primo romanzo e la biografia mi suggerisce che prima di arrivare a “Tutto il tempo che vuoi” abbia sperimentato vari ambiti e generi letterari. Mi piace chi non si ferma ad un unico mondo ma desidera esplorarne altri.

Mi ha anche colpito piacevolmente una frase nei ringraziamenti ovvero: 
scrivimi su Facebook, se ti fa piacere, o cercami su Instagram così quando faccio qualche presentazione dalle tue parti, sarai informato e potremo vederci di persona...”
E’ bello che uno scrittore non si nasconda dietro al suo lavoro ma voglia fare un uso corretto dei social, ovvero creare comunicazione senza però tralasciare l’aspetto relazionale concreto: l’incontro personale con i fan, aspetto che dovrebbe essere fondamentale nell'ambito letterario.

Sono contenta di aver trascorso del tempo in quella libreria e sono contenta che il mio fidanzato mi abbia regalato questo libro!

Che dire ancora?

Un saluto “viaggioso” a tutti!

La vostra blogger,
Giulia

mercoledì 23 agosto 2017

There - Leonardo Patrignani - Mondadori

Recensione: There di Leonardo Patrignani
Edito da Mondadori
A cura di Giulia De Nuccio – Parole in scatola


L’interesse per la scrittura e per la lettura è entrato nella mia vita piuttosto tardi, avevo circa ventitré anni. Ciò insegna che reprimere le proprie passioni non è mai saggio e alla fine la nostra coscienza ci presenta il conto, il nostro inconscio ci informa sempre di ciò che realmente proviamo, sta a noi ascoltarlo con la dovuta attenzione.
Qualche tempo fa ho partecipato ad un evento letterario, la presentazione di un libro di un autore giovane e con una carriera non indifferente; sto parlando di Leonardo Patrignani e del suo “There” edito da Mondandori.
Ricordo abbastanza bene quell’evento e un Leonardo visibilmente emozionato, nonostante le sue esperienze fossero davvero notevoli aveva già raggiunto la notorietà con la saga di Multiversum i cui diritti sono stati venduti in ventiquattro paesi diversi.

Ho trovato la presentazione molto carina, familiare ed interessante... Non sapevo esattamente cosa aspettarmi perché non avevo ancora letto nulla di Leonardo, mi sono goduta ogni momento proprio come se avessi dovuto scrivere su un foglio totalmente bianco una nuova storia.
Immagazzino ogni informazione e ripongo il libro nella mia libreria, l’ho lasciato lì per un po’; è vero che i libri ti scelgono ma forse io non ero ancora pronta per affrontare un tema così impegnativo, anche se interessante.
Ad ogni modo qualche giorno fa mi faccio coraggio e decido di dedicarmi a questa lettura,  capisco subito che il viaggio non sarà semplice per me, poiché l’argomento trattato non è facile e rischia di cadere nel banale o nella saggistica. Con mio grande gaudio tutto questo non succede.
Veronica è una ragazza di soli diciannove anni ma con un ipotetico futuro brillante, tuttavia un giorno che chiamerà “giorno senza senso”  un uomo decide di rapinare proprio la banca dove si trova con Delia, sua mamma. In quell’occasione il rapinatore impazzito e fuori controllo spara alla madre  uccidendola, per poi rivolgere la pistola contro se stesso...

Da quel momento la vita della protagonista cambia radicalmente, è costretta a fare i conti con una realtà che non appartiene ad una ragazza della sua età e così diventa improvvisamente una donna emancipata a tutti gli effetti. Rimane sola poiché di suo padre non si hanno notizie da anni, avendole abbandonate quando lei era piccola.
Il sonno di Veronica è continuamente agitato, fa sogni strani, lucidi e realistici, le sembra di essere sveglia e di sentire ogni movimento ed ogni rumore. Un giorno le sembra di sognare l’esplosione di una pompa di benzina... tuttavia quell’evento non era ancora accaduto così Veronica si rende conto, dopo accurate ricerche, che il suo potrebbe essere una visione premonitrice o forse addirittura qualcosa di più incredibile.
Con un po’ di riluttanza decide di andare alla presentazione di un libro, scritto da un luminare neurochirurgo che parla di esperienze extra corporee e pre-morte. Proprio in quell’occasione la ragazza sviene e la sua anima, la sua coscienza, si distacca dal corpo per qualche istante; in quel momento il corpo è inerme ma la mente è vigile e Veronica fa una scoperta sconcertante...
Non voglio svelare di più perché il libro, anche se presenta una trama piuttosto articolata, è davvero godibile. La scrittura di Leonardo, pur essendo in alcuni punti prolissa, è sicuramente ben strutturata. E’ un testo mirato, si percepisce la passione dell’autore per argomenti neuro-scientifici come le esperienze di pre-morte ed extra corporee, infatti spiega che tale evento può essere provocato anche tramite un particolare “sistema” di meditazione. Insomma, è vero che il corpo si stacca dalla “coscienza” ma si entra in conttato con qualcosa che va oltre. Le spiegazioni scientifiche sono precise e non rallentano affatto la lettura, Leonardo è stato capace di ben equilibrare ed amalgamare il saggio con il romanzo.
Non manca la storia d’amore tra Veronica e il bel Samuele (dottore che aiuterà la protagonista a scoprire cosa sono le esperienze pre-morte ed extracorporee), è affrontata in modo molto delicato senza cascare nel classico cliché uomo più grande e con una buona posizione con una ragazzina diciannovenne senza nulla da perdere. Non vi dedica troppo tempo, piuttosto si sofferma sul loro rapporto “professionale” che cresce insieme a quello personale. Sulla fine posso dire che è burrascosa, con un piccolo colpo di scena, ma senza alcun depistaggio sull’esito di un finale ben guidato.

Quando ho terminato di leggere questo libro, ho sentito qualcosa nell’aria, energie diverse da quelle solite “terrestri”; per me non è stato strano poiché spesso mi capita di avere l'impressione di non essere sola e questa storia non mi ha fatto sentire strana. Anche nel testo si dice che le persone, quando muoiono, non se vanno mai realmente, rimane sempre una forma energetica sulla terra.

Insomma mi ha colpito particolarmente il tema trattato e spero di poter leggere anche “Time Deal”, ultima fatica di Leonardo Patrignani.

Che dire ancora?

Un saluto “extra” a tutti!

La vostra blogger,

Giulia


sabato 12 agosto 2017

Non ti faccio niente - Paola Barbato - Piemme Edizioni

Recensione:
 “Non ti faccio niente” di Paola Barbato
Edito da Piemme Edizioni

A cura di Giulia De Nuccio


Non sono mai stata un’amante del macabro o dell’horror, nonostante io abbia letto molti libri che si avvicinavano a questo genere.
Ad ogni modo credo che ci sia qualcosa di attraente nei confronti dell’oscuro, tutti siamo portati ad entrare dentro le nostre paure più profonde anche se non lo vogliamo ammettere, se non altro per un senso di curiosità. Quante volte siamo stati assaliti da flash di immagini raccapriccianti dove magari abbiamo visto persone care morte o fatto sogni così realistici da spaventarci?

Le paure fanno parte di noi, sono dentro ogni essere vivente e si impara a conviverci nel momento in cui ci si rende conto di averle; alcune di esse si affievoliscono con l’età matura, altre maturano insieme a noi e ci accompagnano per il resto della nostra vita.

Quando sono andata a sentire Paola Barbato presso un evento organizzato dal “Fondo Sclavi” in occasione dell’uscita del suo libro “Non ti faccio niente” edito da Piemme Edizioni, non sapevo cosa aspettarmi esattamente, visto che avevo conosciuto Paola come sceneggiatrice di fumetti e non avevo ancora letto nulla di suo del mondo narrativo.
Poi l'ho sentita parlare, ho osservato i suoi gesti e messo a fuoco alcune caratteristiche del suo linguaggio. Quando ho letto “Non ti faccio niente” ho ritrovato qualcosa di lei e della sua professione di ideatrice di storie; Paola ci fa immergere in un mondo macabro pieno di insidie e nelle paure di un genitore, soprattutto quella di perdere un figlio o di non farlo crescere felice.

La storia è ambientata in due periodi storici dello scorso secolo, differenti e difficili per vari motivi. Si comincia negli anni ottanta quando un uomo all'apparenza buono e gentile rapisce dei bambini piccoli in tutta italia; li riporta alle loro case dopo alcune ore oppure giorni, indenni, puliti, ordinati e contenti. Sono tutti figli di genitori assenti, distratti o disgraziati. Ad ogni rapimento viene ritrovata una paperella gialla, piccola e divertente come una firma, un segno distintivo.
Dopo aver vissuto l’esperienza del distacco molti dei padri e delle madri dei bambini rapiti cominciano a cambiare atteggiamento nei loro confronti, sono più attenti e amorevoli.
Vincenzo, il rapitore buono, è convinto di fare del bene e di aiutare queste famiglie, vuole garantire così un futuro migliore ai ragazzini che altrimenti sarebbero stati probabilmente infelici tutta la vita.

Poi il racconto passa agli anni duemila dove i bambini sono cresciuti e alcuni divenuti genitori a loro volta. Un'ombra legata alla loro infanzia però sembra ricomparire, i rapimenti tornano, ma tuttavia qualcosa cambia perché questa volta i loro figli non hanno scampo, vengono uccisi, narcotizzati e abbandonati morti senza alcuna pietà. 
Al loro posto viene lasciata una paperella sul luogo del delitto, proprio come faceva il “rapitore buono”, così tutti si domandano se sia la stessa persona, se davvero quell’uomo biondo e magro, come lo descrivevano i rapiti, sia tornato uccidendo e vendicandosi per qualche motivo...

La scrittura di Paola tiene incollato il lettore alla pagina, anche quando si dilunga un po’ in realtà non si vede l’ora di arrivare alla conclusione per sapere cosa davvero succederà. I personaggi sono discretamente numerosi, ma molto ben gestiti, elemento non facile e da non sottovalutare.
Per tre quarti del libro tutto si compone piano piano come un puzzle, alla fine di ogni pagina una piccola frase anticipa cosa succederà nelle successive senza svelarne l’intero contenuto, insomma una struttura precisa e ragionata.  Una cosa che mi ha colpito molto è che la polizia ha un ruolo leggermente marginale nel libro, sono i cosiddetti civili che tentano di intervenire e risolvere la situazione. La polizia è di contorno e, pur arrivando alle conclusioni degli “investigatori improvvisati”,  interviene solo alla fine. E’ come se il messaggio fosse: “è la società che deve mutare totalmente, si deve mobilitare, altrimenti nulla potrà cambiare davvero”.

Tuttavia la narrazione si perde nelle ultime pagine dove Paola racconta ogni rapimento dal punto di vista dell’assassino, precisazioni e ricordi a mio parare superflui, poiché il lettore aveva già la situazione chiara.
Inoltre nel finale io ho intravisto tre situazioni differenti, una con la fine dell’incubo e la risoluzione del caso, una dove i protagonisti vivono un bel momento ed un’altra che sembra lasciata in sospeso ad interpretazione del lettore. In questo caso però a me è piaciuto molto quella che io definisco la prima situazione, quando riecheggia uno sparo nell'aria...
Vorrei aggiungere un'ultima nota, copertina e titolo sono veramente ben ideati, semplici ed efficaci.

Per finire come ho sentito in un’intervista doppia fatta a Paola e suo marito Matteo in cui si diceva: “Paola è brava ad inventare storie che sembrano reali”. Sono d’accordo e credo che leggerò altre sue storie.

Vi lascio una piccola intervista che mi sono permessa di fare a Paola, che è stata davvero molto carina e gentile.


Domanda nr. 1:
Lo scrittore quando decide di realizzare una storia mette sempre qualcosa di se e volente o nolente deve entrare all’interno delle parole che realizza nero su bianco. “Non ti faccio niente” è un progetto ragionato e preciso. E’ stato difficile entrare in un mondo così realisticamente pauroso?
Non ci sono effettivamente entrata perché non separo in maniera così netta il mio immaginario dalla mia vita reale. Nel romanzo ci sono moltissime paure che mi appartengono, ricordi, proiezioni, rivisitazioni di esperienze dirette. Vivo in una sorta di eterno brodo primordiale in cui tutto è mescolato e si compenetra.

Domanda nr. 2:
Come vedrai dalla mia recensione,  ho notato (sempre a parer mio)“vari” finali, l’ultimo in particolare mi ha colpito, l’ultima frase ovvero: “...usciva dal suo nascondiglio e si sistemava in una posizione favorevole...Avrebbe aspettato che la cerimonia si concludesse. Fosse solo per cortesia”
Posso chiederti se hai volutamente lasciato un pochino in sospeso questo periodo e se prelude ad un seguito di “Non ti faccio niente”?
Non prelude a nulla perché per me ogni romanzo chiude il proprio circolo vitale con l’ultima pagina, non intendo mai proseguire le storie concluse e nemmeno riutilizzare i personaggi, per quanto mi venga insistentemente chiesto. In questo caso specifico ho voluto lasciare a ogni singolo lettore la possibilità di decidere una conclusione definitiva. Solo qualche giorno fa mi ha scritto una ragazza dicendo: “Io voglio che vada tutto bene, che lei cambi idea e che vivano tutti felici e contenti.”, e così è, per quel che la riguarda.

Domanda nr. 3:
In molti ti chiedono dei tuoi progetti futuri nel mondo fumetto, (che apprezzo veramente tanto) io vorrei chiederti se ci sono altri romanzi in programma e se saranno sempre dei thriller o ti cimenterai in qualcosa di diverso.
Scrivo, sto scrivendo, non smetto mai di scrivere. In questo momento sto pubblicando in progress un romanzo su Wattpad e devo proporne un altro alla mia attuale casa editrice. Vada come vada per certo scriverò ancora e mi farò leggere ancora. I miei temi sono quelli, la tensione, lo studio dell’umanità, la reazione dell’essere umano in circostanze eccezionali, la paura e le mille maniere di affrontarla. Sono cose che mi incuriosiscono e di cui non sono mai sazia. Per questo ne scrivo.

Grazie ancora per l’opportunità.

Che dire ancora?

Un saluto “barbatoso” a tutti!

La vostra blogger,


Giulia

lunedì 7 agosto 2017

"L'altra faccia della luna" Bersan&Bassani Edizioni Il Ciliego

L’altra faccia della luna 
di Marica Bersan e Srimalie Bassani
Edizioni il Ciliegio
 A cura di Giulia De Nuccio

Quando cresciamo e diventiamo adulti abbandoniamo il bambino o la bambina che siamo stati, vediamo il mondo con occhi critici, diffidenti e spesso disillusi.
Oggi mi è capitato un episodio molto carino, il mio nipotino di soli dodici mesi, ha sentito il latrato del cane del vicino di casa e si è spaventato molto; stava gattonando e all'improvviso ha accelerato e si è messo a piangere. Si è girato e ha trovato me, ha allungato la manina chiedendomi aiuto e si è abbandonato sulla mia spalla sinistra.  E’ stato un gesto istintivo e di grande fiducia nei miei confronti, ho pensato che in fondo non dovremmo mai dimenticare la nostra parte bambina, perché è quella più pura e sincera.

A questo proposito vorrei parlarvi di un libro spensierato e profondo allo stesso tempo “L’altra faccia della luna” pubblicato da “Edizioni il ciliegio”delle promettenti autrici Marica Bersan e Srimalie Bassani.

Il protagonista è un piccolo gufetto di nome Pof, vive in un bosco con la sua famiglia e suo nonno nonché grande amico e compagno d’avventura.
Pof ha un grande desiderio, riuscire a vedere l’altra faccia della luna. Attraverso l’aiuto del nonno riuscirà a capire cosa vuol dire andare al di là della luna e scoprirà di essere in grado di volare e diventerà grande. Il finale è per alcuni malinconico, per altri invece una naturale conclusione di un ciclo. Non voglio svelare di più perché credo che questa lettura debba essere gustata piano piano e con qualche sorpresa.

Tuttavia, in generale, è davvero difficile realizzare una storia per bambini, poiché a parer mio è un mondo molto particolare. Le storie devono essere dirette e semplici allo stesso tempo e se illustrate devono accompagnare il testo. In questo libro in particolare in alcuni punti ho riscontrato delle discordanze ed è un peccato, perché ritengo che abbia davvero un grosso potenziale. Bisognerebbe chiedere aiuto proprio ai più piccoli e guardare con i loro occhi.

Sono contenta di essermi imbattuta in questo libro e ringrazio la casa editrice per avermelo inviato, perché penso che sia un testo ad ogni modo di valore.

Ho trovato le illustrazioni romantiche e opportunamente grandi senza nascondere un testo semplice e diretto. I colori sono tenui, ma ben distinti sui toni dell’azzurro.

Credo che questo libro possa essere utile a tutti, rappresenta molto bene il ciclo della vita di ogni essere vivente e sottopone anche l’importanza degli insegnamenti dei più anziani e saggi ai più giovani.

Vorrei leggere ancora altri libri di questo genere e magari un giorno leggerò qualcosa di Marica e Srimalie al mio tenero nipotino.

Grazie ancora per l’opportunità di crescita artistica che mi è stata data da tutti voi!

Un saluto “bambinoso” a tutti!
La vostra blogger,
Giulia


mercoledì 12 luglio 2017

"Febbre da matrimonio" con Simple e Madama di Lorenza di Sepio


Recensione:“Febbre da Matrimonio” di Lorenza Di Sepio
Edizione Magicpress

A cura di Giulia De Nuccio


Sono passati tanti anni da quel 17 luglio 1998, giorno in cui l’autrice di Parole in Scatola (ovvero io) si è diplomata assaporando la libertà di una scuola che non l’aveva mai veramente accolta. Per questo motivo  non ho mai desiderato partecipare ad una reunion di classe o di ex colleghi, in fondo ciò che è passato è andato via.

Tuttavia se avessi davvero deciso di andare ad una riunione di classe cosa mi sarebbe successo? A quali domande mi sarei dovuta sottoporre? Avrei mentito o avrei detto la verità?
Forse avrei adottato la simpatia di Simple e Madama  nel fumetto di Lorenza Di Sepio “Febbre da Matrimonio”.

Seguo Lorenza da almeno tre anni, come ho già detto molte volte ha avuto l’onore di essere la prima autrice di novelle grafiche ad attirare la mia attenzione, quindi sono molto affezionata alle sue storie. Simple e Madama sono i suoi personaggi e rappresentano un po’ tutti noi, oserei dire che sono i protagonisti nazional popolari del mondo del fumetto.

Proprio loro, gli eterni fidanzati, si ritrovano ad accettare l’invito di una rimpatriata di classe e a chiacchierare amabilmente con i loro vecchi compagni di classe. Tuttavia subiscono le classiche domande da chi è cresciuto in una società fatta di step obbligatori, ovvero studiare, fidanzarsi, sposarsi e avere dei figli. Così parlano del loro matrimonio, di quello che hanno vissuto, di ciò che desideravano e non si è avverato.
Simple e Madama gestiscono la situazione in modo esemplare, raccontando la loro storia condita di ironia e simpatia.
Non vi svelo di più, la storia ha un finale a sorpresa magistralmente creato che la rende ancora più interessante. Vi consiglio inoltre di notare le numerose citazioni che l’autrice ha voluto nascondere all’interno della storia, fateci molta attenzione e non mancheranno i sorrisi.

Lorenza con questo fumetto conferma la sua naturale ironia e maestria nel confezionare racconti in cui tutti si possono immedesimare. Questa volta però trovo che il lavoro dell’autrice sia più maturo e consapevole soprattutto per lo sviluppo e la struttura della narrazione. Non ci troviamo più in sketch di vita quotidiana, ma all’interno di una storia curata e con un filo conduttore ben preciso.
In questo fumetto trionfa l’amore in generale, si può evincere che non serve seguire il classico iter sociale per essere davvero felici e se stessi anche se a volte ci sentiamo in dovere di mascherare questo sentimento per non apparire diversi.

Che dire ancora? Grazie Lorenza per avermi fatto ridere e riflettere allo stesso tempo. Chissà cosa si inventeranno ancora Simple e Madama... Sono proprio curiosa!

Un saluto “matrimonioso” a tutti!

La vostra blogger,

Giulia De Nuccio