Google+ Followers

martedì 12 settembre 2017

Tutto il tempo che vuoi - Giunti - Francesco Gungui

Recensione: “Tutto il tempo che vuoi” di Francesco Gungui
Edito da Giunti
A cura di Giulia De Nuccio 
(Parole in scatola)


In un giorno in cui avevo bisogno di aria fresca e di passare del tempo con la mia persona speciale, mi sono ritrovata in libreria, insieme a lui, il mio grande compagno di vita che leggerà queste parole e sicuramente mi chiederà di toglierle o modificare qualche difetto grammaticale (è anche il mio editor). Lavorare con i propri compagni di vita è sempre una sfida, ma la nostra è molto interessante, proprio perché ci appartiene.

Dicevo... girovagando per la libreria, decidiamo di dedicarci alle novità proposte e concederci un piccolo regalo. Così una copertina rossa e bianca - che ahimè, purtroppo, ricorda un altro libro secondo me tanto famoso quanto poco edificante - attira comunque la mia attenzione. Leggo il titolo e riconosco che è una frase piena di significato per quanto mi riguarda... si chiama “Tutto il tempo che vuoi” di Francesco Gungui edito da Giunti.
Rifletto sul titolo e mi vengono in mente tutte le dediche che ho ricevuto dagli scrittori che ho incontrato: “Per Giulia, che si prenda cura del suo tempo” oppure “ “A Giulia, buon viaggio” ed altre simili. Il tempo ed il viaggio sono argomenti ricorrenti nella mia vita, soprattutto nei piccoli racconti che scrivo, storie di vita quotidiana un po’ infarcite e condite da aspetti romanzati.

Ho scelto questo libro perché attirata dal titolo e soprattutto incuriosita dalla trama: un protagonista normale alle prese con vicende di vita quotidiana anche se bizzarre.
Franz è un editor piuttosto bravo e lavora per una grande casa editrice, segue con passione i suoi clienti e cerca di dare un valore culturale al proprio lavoro. Insomma è l’integerrimo consulente che preferisce pubblicare un lavoro di qualità anche se non molto redditizio, ma che racconti qualcosa di interessante. Un giorno gli viene proposto di curare l’editing di un libro erotico, genere che lui ha sempre detestato. Nonostante si sforzi di aiutare l’autore, dando consigli e cercando di rendere il libro più leggibile, decide categoricamente di non proporlo al suo capo redattore e quindi di non farlo pubblicare. L’autore del libro in questione si rivolge quindi ad un altro editore e, in fase di pubblicazione, si scopre che incredibilmente il libro sta vendendo migliaia di copie! Franz viene perciò licenziato e nel frattempo si lascia pure con la fidanzata. A questo punto tutto il suo mondo crolla definitivamente. Tuttavia un involontario ed inaspettato “Piano B” cambierà nuovamente la vita di Franz...

E’ una vicenda piena di passione, sembra quasi un diario più che un romanzo, una storia colma di elucubrazioni mentali, di riflessioni che probabilmente potrebbero appartenere anche all'autore del libro, Francesco Gungui. Nonostante a volte quest’ultimo si dilunghi in modo piuttosto frequente nelle varie paturnie del personaggio, la narrazione non risulta appesantita.
Il messaggio che credo voglia lanciare lo scrittore, o per lo meno quello che io ho percepito, è che non importa quali piani facciamo poiché la vita non sarà mai come la immaginiamo e forse è molto più interessante così. Il personaggio di Franz matura all'interno del romanzo e si rende conto che in fondo ciò che lui si aspetta non necessariamente è ciò che lo fa star bene.

Francesco è un autore a me sconosciuto, nonostante non sia il suo primo romanzo e la biografia mi suggerisce che prima di arrivare a “Tutto il tempo che vuoi” abbia sperimentato vari ambiti e generi letterari. Mi piace chi non si ferma ad un unico mondo ma desidera esplorarne altri.

Mi ha anche colpito piacevolmente una frase nei ringraziamenti ovvero: 
scrivimi su Facebook, se ti fa piacere, o cercami su Instagram così quando faccio qualche presentazione dalle tue parti, sarai informato e potremo vederci di persona...”
E’ bello che uno scrittore non si nasconda dietro al suo lavoro ma voglia fare un uso corretto dei social, ovvero creare comunicazione senza però tralasciare l’aspetto relazionale concreto: l’incontro personale con i fan, aspetto che dovrebbe essere fondamentale nell'ambito letterario.

Sono contenta di aver trascorso del tempo in quella libreria e sono contenta che il mio fidanzato mi abbia regalato questo libro!

Che dire ancora?

Un saluto “viaggioso” a tutti!

La vostra blogger,
Giulia

mercoledì 23 agosto 2017

There - Leonardo Patrignani - Mondadori

Recensione: There di Leonardo Patrignani
Edito da Mondadori
A cura di Giulia De Nuccio – Parole in scatola


L’interesse per la scrittura e per la lettura è entrato nella mia vita piuttosto tardi, avevo circa ventitré anni. Ciò insegna che reprimere le proprie passioni non è mai saggio e alla fine la nostra coscienza ci presenta il conto, il nostro inconscio ci informa sempre di ciò che realmente proviamo, sta a noi ascoltarlo con la dovuta attenzione.
Qualche tempo fa ho partecipato ad un evento letterario, la presentazione di un libro di un autore giovane e con una carriera non indifferente; sto parlando di Leonardo Patrignani e del suo “There” edito da Mondandori.
Ricordo abbastanza bene quell’evento e un Leonardo visibilmente emozionato, nonostante le sue esperienze fossero davvero notevoli aveva già raggiunto la notorietà con la saga di Multiversum i cui diritti sono stati venduti in ventiquattro paesi diversi.

Ho trovato la presentazione molto carina, familiare ed interessante... Non sapevo esattamente cosa aspettarmi perché non avevo ancora letto nulla di Leonardo, mi sono goduta ogni momento proprio come se avessi dovuto scrivere su un foglio totalmente bianco una nuova storia.
Immagazzino ogni informazione e ripongo il libro nella mia libreria, l’ho lasciato lì per un po’; è vero che i libri ti scelgono ma forse io non ero ancora pronta per affrontare un tema così impegnativo, anche se interessante.
Ad ogni modo qualche giorno fa mi faccio coraggio e decido di dedicarmi a questa lettura,  capisco subito che il viaggio non sarà semplice per me, poiché l’argomento trattato non è facile e rischia di cadere nel banale o nella saggistica. Con mio grande gaudio tutto questo non succede.
Veronica è una ragazza di soli diciannove anni ma con un ipotetico futuro brillante, tuttavia un giorno che chiamerà “giorno senza senso”  un uomo decide di rapinare proprio la banca dove si trova con Delia, sua mamma. In quell’occasione il rapinatore impazzito e fuori controllo spara alla madre  uccidendola, per poi rivolgere la pistola contro se stesso...

Da quel momento la vita della protagonista cambia radicalmente, è costretta a fare i conti con una realtà che non appartiene ad una ragazza della sua età e così diventa improvvisamente una donna emancipata a tutti gli effetti. Rimane sola poiché di suo padre non si hanno notizie da anni, avendole abbandonate quando lei era piccola.
Il sonno di Veronica è continuamente agitato, fa sogni strani, lucidi e realistici, le sembra di essere sveglia e di sentire ogni movimento ed ogni rumore. Un giorno le sembra di sognare l’esplosione di una pompa di benzina... tuttavia quell’evento non era ancora accaduto così Veronica si rende conto, dopo accurate ricerche, che il suo potrebbe essere una visione premonitrice o forse addirittura qualcosa di più incredibile.
Con un po’ di riluttanza decide di andare alla presentazione di un libro, scritto da un luminare neurochirurgo che parla di esperienze extra corporee e pre-morte. Proprio in quell’occasione la ragazza sviene e la sua anima, la sua coscienza, si distacca dal corpo per qualche istante; in quel momento il corpo è inerme ma la mente è vigile e Veronica fa una scoperta sconcertante...
Non voglio svelare di più perché il libro, anche se presenta una trama piuttosto articolata, è davvero godibile. La scrittura di Leonardo, pur essendo in alcuni punti prolissa, è sicuramente ben strutturata. E’ un testo mirato, si percepisce la passione dell’autore per argomenti neuro-scientifici come le esperienze di pre-morte ed extra corporee, infatti spiega che tale evento può essere provocato anche tramite un particolare “sistema” di meditazione. Insomma, è vero che il corpo si stacca dalla “coscienza” ma si entra in conttato con qualcosa che va oltre. Le spiegazioni scientifiche sono precise e non rallentano affatto la lettura, Leonardo è stato capace di ben equilibrare ed amalgamare il saggio con il romanzo.
Non manca la storia d’amore tra Veronica e il bel Samuele (dottore che aiuterà la protagonista a scoprire cosa sono le esperienze pre-morte ed extracorporee), è affrontata in modo molto delicato senza cascare nel classico cliché uomo più grande e con una buona posizione con una ragazzina diciannovenne senza nulla da perdere. Non vi dedica troppo tempo, piuttosto si sofferma sul loro rapporto “professionale” che cresce insieme a quello personale. Sulla fine posso dire che è burrascosa, con un piccolo colpo di scena, ma senza alcun depistaggio sull’esito di un finale ben guidato.

Quando ho terminato di leggere questo libro, ho sentito qualcosa nell’aria, energie diverse da quelle solite “terrestri”; per me non è stato strano poiché spesso mi capita di avere l'impressione di non essere sola e questa storia non mi ha fatto sentire strana. Anche nel testo si dice che le persone, quando muoiono, non se vanno mai realmente, rimane sempre una forma energetica sulla terra.

Insomma mi ha colpito particolarmente il tema trattato e spero di poter leggere anche “Time Deal”, ultima fatica di Leonardo Patrignani.

Che dire ancora?

Un saluto “extra” a tutti!

La vostra blogger,

Giulia


sabato 12 agosto 2017

Non ti faccio niente - Paola Barbato - Piemme Edizioni

Recensione:
 “Non ti faccio niente” di Paola Barbato
Edito da Piemme Edizioni

A cura di Giulia De Nuccio


Non sono mai stata un’amante del macabro o dell’horror, nonostante io abbia letto molti libri che si avvicinavano a questo genere.
Ad ogni modo credo che ci sia qualcosa di attraente nei confronti dell’oscuro, tutti siamo portati ad entrare dentro le nostre paure più profonde anche se non lo vogliamo ammettere, se non altro per un senso di curiosità. Quante volte siamo stati assaliti da flash di immagini raccapriccianti dove magari abbiamo visto persone care morte o fatto sogni così realistici da spaventarci?

Le paure fanno parte di noi, sono dentro ogni essere vivente e si impara a conviverci nel momento in cui ci si rende conto di averle; alcune di esse si affievoliscono con l’età matura, altre maturano insieme a noi e ci accompagnano per il resto della nostra vita.

Quando sono andata a sentire Paola Barbato presso un evento organizzato dal “Fondo Sclavi” in occasione dell’uscita del suo libro “Non ti faccio niente” edito da Piemme Edizioni, non sapevo cosa aspettarmi esattamente, visto che avevo conosciuto Paola come sceneggiatrice di fumetti e non avevo ancora letto nulla di suo del mondo narrativo.
Poi l'ho sentita parlare, ho osservato i suoi gesti e messo a fuoco alcune caratteristiche del suo linguaggio. Quando ho letto “Non ti faccio niente” ho ritrovato qualcosa di lei e della sua professione di ideatrice di storie; Paola ci fa immergere in un mondo macabro pieno di insidie e nelle paure di un genitore, soprattutto quella di perdere un figlio o di non farlo crescere felice.

La storia è ambientata in due periodi storici dello scorso secolo, differenti e difficili per vari motivi. Si comincia negli anni ottanta quando un uomo all'apparenza buono e gentile rapisce dei bambini piccoli in tutta italia; li riporta alle loro case dopo alcune ore oppure giorni, indenni, puliti, ordinati e contenti. Sono tutti figli di genitori assenti, distratti o disgraziati. Ad ogni rapimento viene ritrovata una paperella gialla, piccola e divertente come una firma, un segno distintivo.
Dopo aver vissuto l’esperienza del distacco molti dei padri e delle madri dei bambini rapiti cominciano a cambiare atteggiamento nei loro confronti, sono più attenti e amorevoli.
Vincenzo, il rapitore buono, è convinto di fare del bene e di aiutare queste famiglie, vuole garantire così un futuro migliore ai ragazzini che altrimenti sarebbero stati probabilmente infelici tutta la vita.

Poi il racconto passa agli anni duemila dove i bambini sono cresciuti e alcuni divenuti genitori a loro volta. Un'ombra legata alla loro infanzia però sembra ricomparire, i rapimenti tornano, ma tuttavia qualcosa cambia perché questa volta i loro figli non hanno scampo, vengono uccisi, narcotizzati e abbandonati morti senza alcuna pietà. 
Al loro posto viene lasciata una paperella sul luogo del delitto, proprio come faceva il “rapitore buono”, così tutti si domandano se sia la stessa persona, se davvero quell’uomo biondo e magro, come lo descrivevano i rapiti, sia tornato uccidendo e vendicandosi per qualche motivo...

La scrittura di Paola tiene incollato il lettore alla pagina, anche quando si dilunga un po’ in realtà non si vede l’ora di arrivare alla conclusione per sapere cosa davvero succederà. I personaggi sono discretamente numerosi, ma molto ben gestiti, elemento non facile e da non sottovalutare.
Per tre quarti del libro tutto si compone piano piano come un puzzle, alla fine di ogni pagina una piccola frase anticipa cosa succederà nelle successive senza svelarne l’intero contenuto, insomma una struttura precisa e ragionata.  Una cosa che mi ha colpito molto è che la polizia ha un ruolo leggermente marginale nel libro, sono i cosiddetti civili che tentano di intervenire e risolvere la situazione. La polizia è di contorno e, pur arrivando alle conclusioni degli “investigatori improvvisati”,  interviene solo alla fine. E’ come se il messaggio fosse: “è la società che deve mutare totalmente, si deve mobilitare, altrimenti nulla potrà cambiare davvero”.

Tuttavia la narrazione si perde nelle ultime pagine dove Paola racconta ogni rapimento dal punto di vista dell’assassino, precisazioni e ricordi a mio parare superflui, poiché il lettore aveva già la situazione chiara.
Inoltre nel finale io ho intravisto tre situazioni differenti, una con la fine dell’incubo e la risoluzione del caso, una dove i protagonisti vivono un bel momento ed un’altra che sembra lasciata in sospeso ad interpretazione del lettore. In questo caso però a me è piaciuto molto quella che io definisco la prima situazione, quando riecheggia uno sparo nell'aria...
Vorrei aggiungere un'ultima nota, copertina e titolo sono veramente ben ideati, semplici ed efficaci.

Per finire come ho sentito in un’intervista doppia fatta a Paola e suo marito Matteo in cui si diceva: “Paola è brava ad inventare storie che sembrano reali”. Sono d’accordo e credo che leggerò altre sue storie.

Vi lascio una piccola intervista che mi sono permessa di fare a Paola, che è stata davvero molto carina e gentile.


Domanda nr. 1:
Lo scrittore quando decide di realizzare una storia mette sempre qualcosa di se e volente o nolente deve entrare all’interno delle parole che realizza nero su bianco. “Non ti faccio niente” è un progetto ragionato e preciso. E’ stato difficile entrare in un mondo così realisticamente pauroso?
Non ci sono effettivamente entrata perché non separo in maniera così netta il mio immaginario dalla mia vita reale. Nel romanzo ci sono moltissime paure che mi appartengono, ricordi, proiezioni, rivisitazioni di esperienze dirette. Vivo in una sorta di eterno brodo primordiale in cui tutto è mescolato e si compenetra.

Domanda nr. 2:
Come vedrai dalla mia recensione,  ho notato (sempre a parer mio)“vari” finali, l’ultimo in particolare mi ha colpito, l’ultima frase ovvero: “...usciva dal suo nascondiglio e si sistemava in una posizione favorevole...Avrebbe aspettato che la cerimonia si concludesse. Fosse solo per cortesia”
Posso chiederti se hai volutamente lasciato un pochino in sospeso questo periodo e se prelude ad un seguito di “Non ti faccio niente”?
Non prelude a nulla perché per me ogni romanzo chiude il proprio circolo vitale con l’ultima pagina, non intendo mai proseguire le storie concluse e nemmeno riutilizzare i personaggi, per quanto mi venga insistentemente chiesto. In questo caso specifico ho voluto lasciare a ogni singolo lettore la possibilità di decidere una conclusione definitiva. Solo qualche giorno fa mi ha scritto una ragazza dicendo: “Io voglio che vada tutto bene, che lei cambi idea e che vivano tutti felici e contenti.”, e così è, per quel che la riguarda.

Domanda nr. 3:
In molti ti chiedono dei tuoi progetti futuri nel mondo fumetto, (che apprezzo veramente tanto) io vorrei chiederti se ci sono altri romanzi in programma e se saranno sempre dei thriller o ti cimenterai in qualcosa di diverso.
Scrivo, sto scrivendo, non smetto mai di scrivere. In questo momento sto pubblicando in progress un romanzo su Wattpad e devo proporne un altro alla mia attuale casa editrice. Vada come vada per certo scriverò ancora e mi farò leggere ancora. I miei temi sono quelli, la tensione, lo studio dell’umanità, la reazione dell’essere umano in circostanze eccezionali, la paura e le mille maniere di affrontarla. Sono cose che mi incuriosiscono e di cui non sono mai sazia. Per questo ne scrivo.

Grazie ancora per l’opportunità.

Che dire ancora?

Un saluto “barbatoso” a tutti!

La vostra blogger,


Giulia

lunedì 7 agosto 2017

"L'altra faccia della luna" Bersan&Bassani Edizioni Il Ciliego

L’altra faccia della luna 
di Marica Bersan e Srimalie Bassani
Edizioni il Ciliegio
 A cura di Giulia De Nuccio

Quando cresciamo e diventiamo adulti abbandoniamo il bambino o la bambina che siamo stati, vediamo il mondo con occhi critici, diffidenti e spesso disillusi.
Oggi mi è capitato un episodio molto carino, il mio nipotino di soli dodici mesi, ha sentito il latrato del cane del vicino di casa e si è spaventato molto; stava gattonando e all'improvviso ha accelerato e si è messo a piangere. Si è girato e ha trovato me, ha allungato la manina chiedendomi aiuto e si è abbandonato sulla mia spalla sinistra.  E’ stato un gesto istintivo e di grande fiducia nei miei confronti, ho pensato che in fondo non dovremmo mai dimenticare la nostra parte bambina, perché è quella più pura e sincera.

A questo proposito vorrei parlarvi di un libro spensierato e profondo allo stesso tempo “L’altra faccia della luna” pubblicato da “Edizioni il ciliegio”delle promettenti autrici Marica Bersan e Srimalie Bassani.

Il protagonista è un piccolo gufetto di nome Pof, vive in un bosco con la sua famiglia e suo nonno nonché grande amico e compagno d’avventura.
Pof ha un grande desiderio, riuscire a vedere l’altra faccia della luna. Attraverso l’aiuto del nonno riuscirà a capire cosa vuol dire andare al di là della luna e scoprirà di essere in grado di volare e diventerà grande. Il finale è per alcuni malinconico, per altri invece una naturale conclusione di un ciclo. Non voglio svelare di più perché credo che questa lettura debba essere gustata piano piano e con qualche sorpresa.

Tuttavia, in generale, è davvero difficile realizzare una storia per bambini, poiché a parer mio è un mondo molto particolare. Le storie devono essere dirette e semplici allo stesso tempo e se illustrate devono accompagnare il testo. In questo libro in particolare in alcuni punti ho riscontrato delle discordanze ed è un peccato, perché ritengo che abbia davvero un grosso potenziale. Bisognerebbe chiedere aiuto proprio ai più piccoli e guardare con i loro occhi.

Sono contenta di essermi imbattuta in questo libro e ringrazio la casa editrice per avermelo inviato, perché penso che sia un testo ad ogni modo di valore.

Ho trovato le illustrazioni romantiche e opportunamente grandi senza nascondere un testo semplice e diretto. I colori sono tenui, ma ben distinti sui toni dell’azzurro.

Credo che questo libro possa essere utile a tutti, rappresenta molto bene il ciclo della vita di ogni essere vivente e sottopone anche l’importanza degli insegnamenti dei più anziani e saggi ai più giovani.

Vorrei leggere ancora altri libri di questo genere e magari un giorno leggerò qualcosa di Marica e Srimalie al mio tenero nipotino.

Grazie ancora per l’opportunità di crescita artistica che mi è stata data da tutti voi!

Un saluto “bambinoso” a tutti!
La vostra blogger,
Giulia


mercoledì 12 luglio 2017

"Febbre da matrimonio" con Simple e Madama di Lorenza di Sepio


Recensione:“Febbre da Matrimonio” di Lorenza Di Sepio
Edizione Magicpress

A cura di Giulia De Nuccio


Sono passati tanti anni da quel 17 luglio 1998, giorno in cui l’autrice di Parole in Scatola (ovvero io) si è diplomata assaporando la libertà di una scuola che non l’aveva mai veramente accolta. Per questo motivo  non ho mai desiderato partecipare ad una reunion di classe o di ex colleghi, in fondo ciò che è passato è andato via.

Tuttavia se avessi davvero deciso di andare ad una riunione di classe cosa mi sarebbe successo? A quali domande mi sarei dovuta sottoporre? Avrei mentito o avrei detto la verità?
Forse avrei adottato la simpatia di Simple e Madama  nel fumetto di Lorenza Di Sepio “Febbre da Matrimonio”.

Seguo Lorenza da almeno tre anni, come ho già detto molte volte ha avuto l’onore di essere la prima autrice di novelle grafiche ad attirare la mia attenzione, quindi sono molto affezionata alle sue storie. Simple e Madama sono i suoi personaggi e rappresentano un po’ tutti noi, oserei dire che sono i protagonisti nazional popolari del mondo del fumetto.

Proprio loro, gli eterni fidanzati, si ritrovano ad accettare l’invito di una rimpatriata di classe e a chiacchierare amabilmente con i loro vecchi compagni di classe. Tuttavia subiscono le classiche domande da chi è cresciuto in una società fatta di step obbligatori, ovvero studiare, fidanzarsi, sposarsi e avere dei figli. Così parlano del loro matrimonio, di quello che hanno vissuto, di ciò che desideravano e non si è avverato.
Simple e Madama gestiscono la situazione in modo esemplare, raccontando la loro storia condita di ironia e simpatia.
Non vi svelo di più, la storia ha un finale a sorpresa magistralmente creato che la rende ancora più interessante. Vi consiglio inoltre di notare le numerose citazioni che l’autrice ha voluto nascondere all’interno della storia, fateci molta attenzione e non mancheranno i sorrisi.

Lorenza con questo fumetto conferma la sua naturale ironia e maestria nel confezionare racconti in cui tutti si possono immedesimare. Questa volta però trovo che il lavoro dell’autrice sia più maturo e consapevole soprattutto per lo sviluppo e la struttura della narrazione. Non ci troviamo più in sketch di vita quotidiana, ma all’interno di una storia curata e con un filo conduttore ben preciso.
In questo fumetto trionfa l’amore in generale, si può evincere che non serve seguire il classico iter sociale per essere davvero felici e se stessi anche se a volte ci sentiamo in dovere di mascherare questo sentimento per non apparire diversi.

Che dire ancora? Grazie Lorenza per avermi fatto ridere e riflettere allo stesso tempo. Chissà cosa si inventeranno ancora Simple e Madama... Sono proprio curiosa!

Un saluto “matrimonioso” a tutti!

La vostra blogger,

Giulia De Nuccio




lunedì 19 giugno 2017

Recensione "I cento ritratti" di Francesco Montori



Recensione “I cento ritratti” 
di Francesco Montori
A cura di Giulia De Nuccio


Quanti di noi non hanno mai sognato di essere qualcun altro? Oppure hanno desiderato di essere nei panni di qualcun altro o di qualcos'altro per percorrere una strada più semplice. Mi viene in mente una frase tipica di chi soffre per le difficoltà della vita: “Vorrei un giorno rinascere gatto, così posso pensare solo a mangiare, dormire e giocare!”. 

Ogni giorno indossiamo maschere diverse, quella del lavoratore speciale, del genitore, oppure della persona con senso civico; cerchiamo sempre di avere un “ritratto” personale che ci rappresenti. Vediamo il mondo sotto punti di vista differenti a seconda del luogo dove viviamo, di chi siamo e con chi ci rapportiamo; sono le sfaccettature della vita che ci portano ad essere sempre persone diverse.



Con grande entusiasmo ho deciso di leggere “I cento ritratti” (auto-pubblicazione) di Francesco Montori che la Nativi digitali edizioni mi ha gentilmente inviato. 
Francesco è un autore bolognese che spazia dalla recitazione alla scrittura. Questo è il suo primo libro e ha deciso di farlo proprio come se fosse una piccola sceneggiatura teatrale. Quando l’ho letto ho immaginato le varie situazioni e ho pensato proprio al palco di un teatro, luogo che conosco abbastanza bene e mi è caro...

Si tratta di un libro composto da cento racconti tutti diversi fra loro, nella trama, nei protagonisti e nel tempo. La particolarità è che cambia spesso anche lo stile di scrittura, nonostante l’autore sia sempre il medesimo. Ci sono storie dove il protagonista è uno zaino, un cinghiale, un bambino, un adolescente scapestrato, una donna, un uomo;  insomma sono racconti scritti da svariati punti di vista, la linea sottile che li unisce però è sempre una particolare atmosfera tragico-comica che non si spezza mai.
Ci troviamo di fronte ad un piccolo spazio dove la realtà si fonde con la fantasia, dove i cinghiali riflettono sulla parola “fiancata”, poi si torna alla realtà con un universitario orgoglioso che non vuole prendere 18... Insomma è un mondo “onirico” dove tutti hanno il loro momento di vita senza alcuna distinzione di genere.

Come prima esperienza di scrittura è sicuramente interessante. Mi ricorda il famoso libro che viene utilizzato dall’attore in erba per fare i primi passi nel campo teatrale, ovvero “Esercizi di stile”di Raymond Queneau (in questo testo si racconta la stessa scena ambientata su un autobus in novantanove modi diversi).
I cento ritratti” è una sorta di esercizio di stile, dove i personaggi però sono diversi fra loro senza nessun collegamento se non le situazioni tragico-comiche in cui spesso si ritrovano.  A mio parere sarebbe stato meglio ridurre la quantità di racconti e trovare un filo conduttore più preciso tra le varie storie.

Che dire ancora?  La fantasia non deve mai essere sottovalutata, a volte potrebbe superare la realtà.

Un saluto “fantasioso” a tutti.

La vostra blogger,

Giulia


venerdì 28 aprile 2017

Recensione "La Notte dei desideri" di Federico Toninelli edito da "Nativi Digitali Edizioni"

Recensione “La notte dei desideri” di Federico Toninelli
Edito da “Nativi Digitali Edizioni”
A cura di Giulia De Nuccio


Quante notti sotto un cielo stellato siamo stati con il naso all'insù nella speranza di vedere una piccola scia di una stella cadente e abbiamo espresso un desiderio nella speranza di vedere il mondo meno nero?

Se ci fosse un contenitore per i desideri di tutti sarebbe forse l’apocalisse, un mondo fatto di libero arbitrio puro senza alcuna regola sociale, ma forse risulterebbe anche senza gabbie e vicoli dentro i quali spesso le nostre vite si infilano.

Tuttavia se per una sola notte, per un unico momento il nostro desiderio più grande venisse esaudito?  Se acquisissimo il potere più ambito da noi per poter vivere la nostra vita ideale cosa succederebbe?


E’ il quesito che si pone l’autore Federico Toninelli, fautore del libro “La notte dei desideri” . Quattro ragazzi, Alex, Rebecca, Conte e Dante si trovano travolti da questa notte, in cui la loro terra sembra catapultata in un mondo nuovo. Alex di professione fa il pompiere, dopo esser rimasto paralizzato a causa di un incidente sul lavoro riacquista l’uso delle gambe; Dante ha un potere molto pericoloso; Conte diventa talmente empatico con le persone che non solo riesce a carpirne i “poteri” acquisiti ma anche a farli suoi, sarà proprio così che trasferirà a Rebecca un dono speciale; la ragazza ha un unico grande desiderio ovvero riabbracciare Tom, pompiere anche lui e morto proprio durante un servizio svolto insieme ad Alex.

Insomma in questo libro non manca la fantasia e la narrazione a strati. I personaggi vengono presentati come fili della trama di un tessuto, intrecciati all'interno del romanzo. Questo aspetto a mio parere è molto interessante, non ho mai amato le descrizioni dettagliate e spesso didascaliche dei vari protagonisti, è così bello scoprirli piano piano leggendo!

Il libro è leggero e frizzante ma allo stesso tempo cupo e in alcuni momenti anche (detto “volgarmente”) "splatter". Non ci sono grandissimi colpi di scena, non è un libro di pura azione, tuttavia fa riflettere e ci fa capire che l’uomo lasciato troppo libero, senza alcuna regola, non è sempre in grado di gestirsi; spesso prevale l’egoismo, il proprio desiderio, senza tenere conto dell’altro. Non tutti i personaggi sono negativi, alcuni di loro nonostante “La Notte dei desideri” li abbia aiutati non utilizzeranno questo privilegio esclusivamente a loro favore.

Il libro presenta anche dei piccoli punti in cui la narrazione si interrompe con descrizioni ambientali troppo lunghe, alcuni errori sfuggiti all’editing, ma che ad ogni modo non intaccano la discreta riuscita del racconto. Una nota un pochino dolente a parer mio è la conclusione del libro, l’autore infatti ha scelto un doppio finale, una soluzione che risulta rischiosa; la “seconda” fine è stata lasciata troppo in sospeso e risulta criptica.

Ad ogni modo Federico è stato così gentile da farsi intervistare, qui di seguito la mia intervista all’autore.


Domanda nr. 1:

Ciao Federico! Grazie per aver accettato il mio invito ad una breve intervista. Parlami un pochino di te... Cosa fai nella vita? Come sei arrivato a voler scrivere un libro?
Federico:
Grazie a te! All'epoca studiavo Astronomia, ma sono sempre stato incostante nello studio e perdendomi spesso a sognare ad occhi aperti ad un certo punto ho deciso di appuntarmi le idee che mi piacevano di più... E a furia di appuntarle, venivano fuori storie più o meno belle che mi divertivo a sviluppare. Lo facevo solo per me, nessuno le leggeva e nemmeno immaginavo sarebbero mai interessate a qualcuno.
Quando mi venne quest'idea sulla Notte, prese corpo da sola tra trame e personaggi: alla fine era troppo grande per tenerla nella testa e costruì lo scheletro della storia come fosse una sceneggiatura, decidendo di svilupparla come libro solo dietro consiglio di un'amica 

Domanda nr. 2:

Gli scrittori in generale sono degli ottimi osservatori e hanno il potere di far morire o vivere i personaggi a loro piacimento, soprattutto se sono ispirati a persone realmente esistite che non stanno loro propriamente simpatiche o che hanno fatto loro dei torti. E' successo anche nel tuo libro "La notte dei desideri"?
Federico:

Chiaramente ogni riferimento a fatti e persone è puramente casuale. Se così non fosse, si potrebbe pensare che i personaggi peggiori siano ispirati a persone che ho avuto il dispiacere di incontrare.
Sarebbe buffo, eh? Quasi realistico.
Quel che posso dire, senza che il mio avvocato immaginario mi faccia segno di no con la testa, è che molti commenti sull'improbabilità di comportamenti tanto antisociali siano sempre riferiti a fatti realmente accaduti (ma puramente casuali, ricordiamolo).

Domanda nr. 3:

La notte dei desideri, a mio parere,  è anche molto metaforico, l'uomo non è in grado di gestire il libero arbitrio e poteri immensi. Come diceva una famosa frase
"un grande potere comporta una grande responsabilità". Cosa ne pensi?
Federico:

Bisognerebbe prima decidere se esista o meno, il libero arbitrio.
Ad una prima lettura i desideri sembrano prendere il sopravvento sulla realtà dimostrando l'incapacità umana di gestire perfino la propria volontà, ma è anche vero che molti "poteri" sembrano nati da desideri improbabili, se non impossibili.
Perció, c'è davvero una responsabilità o è il nostro ego umano che ci fa credere l'ombelico del mondo anche davanti ai fatti più assurdi?

Domanda nr. 4

Farai un seguito del libro "La notte dei desideri"? Hai altri progetti in cantiere?
Federico:

Difficilmente la storia avrà un seguito, almeno per quanto riguarda la pubblicazione. Purtroppo ha molti difetti dettati dalla mia inesperienza e i pochi pregi che ci sono a livello di trama sono stati ben nascosti perchè fulcro narrativo dei libri successivi. Non è detto che un giorno decida nuovamente di mettere tutto nero su bianco, ma è più facile che un'altra storia mi distragga e decida di ricominciare da zero con una nuova idea. Non mi dispiacerebbe ambientarla nell'universo dell'inferno dantesco. Resta il fatto che continuo ad appuntarmi idee e a scrivere, solo per me o pochi altri.

Domanda nr. 5:

I desideri dei tuoi personaggi sono stati molto importanti, anche se alcuni discutibili. Quale sarebbe il tuo desiderio in una notte come quella del tuo libro?
Federico:
 Essendo "desideri" inconsci, probabilmente mi ritroverei a lavorare come sceneggiatore per un film di Wes Anderson. E non potrei desiderare nulla di meglio.
Grazie ancora per la fiducia dei miei lettori, degli autori e di Nativi Digitali Edizioni che mi dona molte opportunità di scrittura. 
Un saluto "desiderato" a tutti.
La vostra blogger,
Giulia